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MARZO 2008

Una politica per l’immigrazione - Editoriale

Claudio Lenoci
Direttore Ufficio ILO
per l’Italia e San Marino

Da oltre un decennio il tema dell’immigrazione in Italia è stato agitato, all’interno di entrambi gli schieramenti politici, in chiave elettoralistica allo scopo di suscitare reazioni emotive, piuttosto che a delineare un quadro organico di risposte strategiche ai molteplici riflessi di un fenomeno che, anche nel nostro paese, ha assunto ormai una dimensione rilevantissima. Il dibattito che non a caso diventa più acceso proprio alla vigilia di una consultazione elettorale ha sempre privilegiato l’aspetto normativo di quale “legislazione” sia più opportuno dotarsi per contenere i flussi dell’immigrazione clandestina, più che preoccuparsi delle politiche in grado di superare le logiche erroneamente emergenziali.

Con il “Plan of action” per l’immigrazione l’ILO ha indicato chiaramente alcuni percorsi in grado di far decollare l’iniziativa dei governi dal mero quadro delle norme volte a regolare l’afflusso migratorio verso gli obiettivi dell’integrazione e della protezione sociale di diritti che anche nel nostro paese (come nel resto d’Europa) non vedono sempre sullo stesso piano cittadini nazionali e extra comunitari.

Non vi è dubbio che è su questa strada che si può costruire, in una visione ovviamente bipartisan, una politica decisa all’altezza dei più elementari valori di civiltà. Ma vi è un secondo fondamentale aspetto che finora è stato solo enunciato senza che alle dichiarazioni di intenti siano mai seguiti i fatti ed è il problema della gestione delle risorse a favore dei paesi in via di sviluppo originari dei flussi migratori. La cooperazione italiana ha prodotto finora importanti risultati nella lotta alla povertà, dai progetti per contrastare il lavoro minorile a quelli rivolti a rafforzare il dialogo sociale e lo sviluppo economico.

Si tratta a questo punto di concretizzare nuovi piani di intervento che consentano di realizzare, attraverso la “formazione” in questi paesi, il perseguimento dell’obiettivo della qualità dei futuri lavoratori migranti, considerando assolutamente prioritaria questa scelta per gli indirizzi della cooperazione italiana. Un quadro sinergico di risposte, dall’integrazione alla tutela dei diritti che ponga al centro altresì l’utilizzo di risorse finanziarie per la formazione nei paesi in via di sviluppo, costituirebbe quel salto di qualità di cui il Paese ha bisogno per caratterizzare fortemente una sua politica per l’immigrazione.



Ultima modifica: 15.04.2008^ top