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NOVEMBRE 2007

L’Editoriale

Claudio Lenoci
Direttore, Ufficio ILO
per l’Italia e San Marino

Il dibattito in Italia come in Europa sulla gravità della “precarizzazione” del lavoro non può essere affrontato con risposte superficiali utili solo ad alimentare le illusioni delle giovani generazioni.

Ritenere che basti ostacolare la flessibilità contrastando leggi come quella “Biagi” per risolvere il problema della precarietà significa non capire l’ineluttabilità della dinamica evolutiva del mercato del lavoro che si caratterizza inevitabilmente in dimensioni di flessibilità.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) pertanto non avrebbe mai potuto intervenire per “censurare” iniziative legislative come la legge 30 italiana, così come erroneamente hanno sostenuto alcuni organi d’informazione.

Piuttosto è vera un’altra considerazione e cioè che, nel quadro dell’Agenda del lavoro dignitoso, l’ILO è vigile e prodiga di sollecitazioni nel raccomandare che la flessibilità sia sempre accompagnata dalla protezione sociale, dal rispetto dei diritti, dal sostegno attraverso la formazione dei lavoratori non tutelati da un contratto a tempo indeterminato.

La flexicurity presuppone infatti la realizzazione del pilastro della sicurezza accanto a quello della flessibilità e, da questo punto di vista, si può ritenere che il governo italiano è sulla strada giusta nel momento in cui prefigura l’introduzione di adeguati ammortizzatori sociali o immagina incentivi per le imprese orientate alla stabilizzazione dei contratti e soprattutto, se sarà in grado di assicurare ai giovani la formazione continua indispensabile per sostenere le sfide poste dal mercato flessibile.

La qualità e la dignità del lavoro sono il primo obiettivo che le politiche attive per l’occupazione devono porsi ed il presupposto reale per contrastare la precarietà.

Nel corso delle innumerevoli manifestazioni che hanno avuto luogo nel nostro Paese in queste ultime settimane sono rimasto colpito dalle tante interviste televisive di giovani partecipanti. Molti di essi, interrogati sulle ragioni della loro protesta, non hanno parlato di contratti a tempo indeterminato ed hanno invece rimarcato le condizioni del loro lavoro con espressioni tipo « vogliamo lavorare in condizioni di dignità ».

È questa la ragione per cui l’Agenda dell’ILO, l’Agenda del lavoro dignitoso, è destinata a conseguire crescenti livelli di attenzione nel dibattito sociale italiano ed europeo.



Ultima modifica: 15.04.2008^ top