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OTTOBRE 2003

Editoriale

Claudio Lenoci
Direttore Ufficio ILO
per l’Italia e San Marino

L’ultimo vertice mondiale del commercio a Cancun ha riprodotto drammaticamente lo scenario di incomunicabilità tra il Nord e il Sud del pianeta che contrasta platealmente con tutti i buoni propositi e i proclami solenni del mondo « che può » e che intenderebbe impegnarsi a fondo per contrastare la povertà del mondo « che non ha ».

La verità è che senza una determinazione maggiore a conseguire, attraverso regole e principi, una dimensione sociale di rispetto dei diritti, la globalizzazione è destinata ad acuire, non a risolvere, il dramma della povertà e della emarginazione.

Non bastano i programmi di sviluppo umano delle organizzazioni delle Nazioni Unite, né la sensibilità maggiore delle istituzioni di Bretton Woods sui temi dello sviluppo sostenibile o le reiterate promesse di paesi più ricchi di incrementare i fondi per la cooperazione a favore dei paesi più poveri.

Occorre una strategia più decisa e finalizzata a governare la globalizzazione che raccordi le buone intenzioni per concretizzarle in azioni programmate che vedano i paesi in via di sviluppo attori e non soggetti passivi nella costruzione del loro futuro.

Da questo punto di vista a Cancun, pur nel contesto dei risultati negativi dei negoziati commerciali, è emerso, positivamente, il dato incontrovertibile di un Sud che ha assunto maggiore forza per far valere le proprie ragioni che sono poi il nodo centrale per il conseguimento di uno sviluppo sostenibile ed una globalizzazione più bilanciata sul versante sociale.

Già altre volte in occasione dei vertici mondiali erano emersi segnali positivi nella direzione della realizzazione della strategia per contrastare la povertà e l’emarginazione. Non dimentichiamo infatti che fin dal vertice di Seattle il sindacato internazionale dei lavoratori aveva operato intelligentemente per innalzare il profilo dell’agenda superando l’esclusiva delle questioni commerciali e proponendo con forza il tema dei diritti, soprattutto del lavoro, che sono alla base della Dichiarazione dell’OIL sui principi e i diritti nel lavoro e il fondamento di una vita dignitosa che deve valere sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo.

Un nuovo dialogo Nord-Sud va ricercato e costruito sulla base di questi segnali che comportano l’assunzione di responsabilità ad ogni livello perché la povertà può essere contrastata solo se a fronte di una maggiore generosità negli aiuti riusciremo a fare avanzare il clima di consapevolezza sui diritti delle popolazioni più povere del mondo insieme alla determinazione dei loro governi a voler essere soggetti attivi nel processo di realizzazione di una globalizzazione più equa e solidale.



Ultima modifica: 15.04.2008^ top